FRAGMENTA PAGINÆ

 

 

 

Lo spettacolo è un viaggio all’interno della psicologia dei personaggi, attraverso un’analisi in danza della loro identità con gli strumenti della psicoanalisi. Il racconto coreografico è un percorso a ritroso negli incontri-scontri della ragazza protagonista con le diverse anime che la abitano da dentro, una danza di conflitto e azione, di pausa e impeto.

I danzatori, attraverso diversi quadri, interpretano le varie immagini di questa storia assumendo il ruolo preciso della ragazza e dello psicoanalista, in un continuum di presente passato e futuro che si piega e si dispiega davanti agli occhi dello spettatore.

FRAGMENTA_PAGINÆ è la narrazione scompaginata di un’infanzia lontana attraverso i corpi cresciuti di un coro variegato, una storia di crescita e di involuzione sotto la lente dell’inconscio, del sogno e del non-detto.

Mechanical Monkeys, la nuovissima giovane compagnia guidata da Simone Maier, coreografo e danzatore freelance, porta in scena una performance fresca ma profonda, con un’indagine sulla danza contemporanea che è tanto interrogativa quanto pratica. L’azione sulla scena è ora attiva, ora dilatata, dirompente fino al cardiopalma ma talvolta sospesa in una dimensione anti- gravitazionale.

 

LEONARDO ORLANDINI

 

Residui di spazi nel tempo

https://www.youtube.com/watch?v=nygBuoRRmIo  

Ph: https://www.saraspallarossa.it

Chor: Simone Maier

Dancers: Simone Maier, Maela Raffetto

“Mechanical Monkeys”

 

Residui di spazi nel tempo 

“Non esistono fatti ma solo interpretazioni”… e le interpretazioni, già colpevoli di essenziale soggettività, diventano ricordi confusi e annebbiati, sotto i colpi del tempo che incessantemente scorre. Come sbrogliare tale intricata matassa per comprendere il proprio vissuto e dotarlo di senso, come tanto l’essere umano ama fare? è possibile aprire spazi, finestre sul passato, in cui poter scorgere in modo lucido quali cose siano realmente accadute? Se qualcuno ci aiutasse in questa faticosa indagine resterebbe un mero strumento, un’ostetrica socraticamente intesa, o finirebbe per essere anch’esso immerso nella trama emotiva della storia?

“Residui di spazi nel tempo” è uno scorcio, in tre riprese, del lavoro senza fine di lettura di ciò che influenza o addirittura guida le nostre scelte, in una dialettica continua tra ciò che non conosciamo e ciò che crediamo di conoscere.

 

Il Fenomeno Gaslighting

 

 

Il Fenomeno Gaslighting

 
La musica di Chopin accompagna una forma di movimento dolce e a tratti disorientato.
Gaslighting è come un uomo elegante, attraente e violento allo stesso tempo.
Gaslighting ti divora dall’interno facendoti dubitare della tua stessa memoria e percezione.
 
 
 
“L’arma più certa per garantire il perpetuarsi della nostra illusione di libertà è tenerci nella paura, sventolando gli incubi dei futuri bui.”
 
Ph: Sara Spallarossa    https://www.saraspallarossa.it

Dia-Logos

 
 
Dancers: Giorgia Raffetto, Giulia Castagnola

   

Dia-Logos
 
 
Nell’incipit del passo a due viene tratteggiato l’incontro fra una danzatrice e la parte più profonda di sé stessa, dal quale emerge l’importanza della lettura della propria dimensione emotiva e razionale, in bilico tra conscio e inconscio. La coreografia si sviluppa in tre momenti e mette in luce il desiderio della ricerca dei propri valori, dell’amore, della conoscenza dei propri limiti, dell’accettazione dei propri demoni interiori e dello sforzo investito nel vivere la vita attivamente.
La collaborazione tra Aaron Martin e Machinefabriek accompagna musicalmente l’introduzione coreografica con suoni ed atmosfere che gradualmente lasciano spazio agli accordi scuri e malinconici del pianoforte di Christof Littman, che andranno a confluire in una sonorità meccanica, discordante e ripetitiva, volta a scandire il tempo che inesorabilmente scorre. Nell’epilogo della narrazione Machinefabriek domina la scena con delle suggestioni che trasportano in una dimensione lontana e solitaria che sfocia – attraverso le note minimali di Mika Vainio – nella consapevolezza della necessità di un dialogo continuo, lungo come tutta la vita, con la propria interiorità, dalla quale è impossibile allontanarsi se non rinunciando alla propria autenticità.